Storia

Villa Malta

E’ una splendida Villa che sorge alle spalle di Trinità dei Monti, non lontano da Via Veneto e Piazza Barberini, sulle propaggini del Colle del Pincio, in un’area che già ai tempi dell’antica Roma era considerata particolarmente bella e salubre, chiamata “Collis hortulorum” o “Colle dei giardini”, amata e valorizzata da Lucullo. La sua storia, che si sviluppa in una lunga vicenda di ampliamenti e ristrutturazioni di edifici intorno a una torre centrale (che si riconosce tuttora), vede il susseguirsi di molti proprietari diversi.

Il nucleo primitivo è legato alle vicende del Convento dei “Minimi” sorto a Trinità dei Monti per volontà di San Francesco di Paola nel XV secolo. Infatti i frati nel corso del ‘600 acquistano il terreno e gli edifici già esistenti e li concedono in enfiteusi a personaggi illustri, tra cui diversi cardinali, che apportano modifiche e miglioramenti a quella che diviene gradualmente una Villa di crescente prestigio, in posizione splendida. Fra i locatori, nel Settecento la Regina Maria Casimira di Polonia, vedova del re Giovanni Sobieski, il famoso liberatore di Vienna dai turchi. La Regina abitava in un palazzo sito sull’attuale Via Sistina e raggiungeva il giardino della Villa attraversando un ponte in legno detto “Arco della Regina”.

Ma i frequentatori ed ospiti che più di tutti si sono legati alla storia nostra Villa sono stati gli artisti e uomini di cultura tedeschi. Fin dalla metà del ‘600 molti fra essi abitavano in questa zona di Roma, come il grande archeologo Winckelmann. Negli ultimi decenni del ‘700 la famosa pittrice svizzera Angelika Kaufmann, ricercatissima a Roma come ritrattista, dipingeva frequentemente nel giardino della Villa. Ciò vi attrasse, per motivi sentimentali, uno dei più famosi frequentatori di questa casa: Johann Wolfgang Goethe, innamorato di Roma, ma anche amicissimo della Kaufmann. Nella Villa passeranno di nuovo negli anni molti di essi, come la poetessa Friederike Brun, Wilhelm von Humboldt – ambasciatore di Prussia – e i suoi frequentatori, poi il gruppo dei pittori detto dei “nazareni”. Dopo un decennio in cui la Villa fu centro di cultura svedese, nel 1827 venne acquistata dal principe ereditario Ludwig di Baviera, che desiderava farne la sua residenza e che resterà nella storia il personaggio più legato idealmente e affettivamente a Villa Malta. Egli vi risiedette infatti tutte le volte che venne a Roma, anche da Re, e ne fece veramente il centro della cultura tedesca nell’Urbe. Diverse volte anche il Papa venne a Villa Malta in visita al Sovrano. Dopo l’abdicazione nel 1848, Ludwig tornò a Roma per l’ultima volta fra il 1866 e il 1867, prima di morire a Nizza nel 1868.

Nel 1873 la Villa divenne proprietà del conte russo Leo Bobrinski, discendente della zarina Caterina II. Questi trasformò la Villa molto profondamente, ingrandendola e ristrutturandola, impreziosendola con marmi, nuovi soffitti riccamente decorati, pitture di grande pregio, come il magnifico fregio veneziano seicentesco della gara fra Apollo e Marsia, che orna tutt’intorno per quasi cinquanta metri il grande salone (Sala Curci). Anche il giardino fu molto curato e in questo periodo la casa cominciò ad essere conosciuta come “Villa delle rose”. Nel 1907 gli eredi del conte Bobrinski, caduti in gravi difficoltà in Russia, misero in vendita la Villa, che tornò nuovamente in mano tedesca, perché acquistata dal principe Bernhard von Bülow, ex cancelliere del Reich, sposato con una italiana, donna Laura Minghetti. In questo periodo la casa fu ancora arricchita ed abbellita, molto amata e curata dai suoi due illustri proprietari, fino alla fine della loro vita, avvenuta per entrambi nel 1929. Seguirono alcuni anni in cui la Villa fu data in gestione a una Società di Servizi, che vi organizzò feste, balli e convegni.

Nel 1950, la Villa fu infine acquistata dai Gesuiti per trasferirvi l’opera della “Civiltà Cattolica”. Questa, la più antica delle riviste italiane, aveva allora sede in un edificio sito in Via di Ripetta, non lontano da Piazza del Popolo. Ma la casa era vetusta e ormai inadatta per ospitare la comunità dei Padri e la grande biblioteca, che era il loro principale strumento di lavoro. Di qui la ricerca di una nuova sede. Villa Malta apparve la soluzione più adatta, nonostante i notevoli lavori di adattamento che avrebbe richiesto. Questi avvennero sotto la direzione dell’esperto architetto Prediliano Beni. Il vecchio fabbricato venne lasciato il più possibile immutato. In una parte del giardino venne costruita una nuova ala destinata alla biblioteca e alle camere per l’abitazione dei padri. Anche l’ingresso venne rinnovato. I lavori iniziarono nel 1950 e nel mese di marzo del 1953 il trasloco era già completamente terminato. Da allora l’edificio e la sua destinazione sono rimasti sostanzialmente immutati.